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| Fonte: www.schlueter.it |
Negli ultimi anni trovano sempre più spazio nelle realizzazioni di superfici pavimentate i cosiddetti sistemi desolidarizzanti. Il loro uso crescente è dovuto alla possibilità di separare (desolidarizzare) qualsiasi tipo di pavimentazione dal suo sottofondo, solitamente caratterizzati da indici di ritiro igrometrico e deformazioni termiche differenti.
La problematica maggiormente riscontrata, infatti, su ampie superfici pavimentate come piazzali, balconi, verande, ecc. non realizzate con adeguati giunti di separazione sono la fessurazione sia delle fughe che dei mattoni, rigonfiamenti e conseguenti infiltrazioni d'acqua. Ma molto spesso si associano anche altre caratteristiche tecniche a queste tecnologie non sempre riscontrabili nell'applicazione sul campo. Cerchiamo di fare chiarezza.
Come sono fatti i sistemi desolidarizzanti?
I sistemi desolidarizzanti hanno la funzione primaria di creare uno strato di separazione tra elementi di una chiusura orizzontale allo scopo di renderne indipendenti deformazioni e movimenti. Questo evita che i movimenti e le deformazioni di uno strato portino alla rottura dello strato confinante per differenti caratteristiche del materiale che lo compone (come differente coefficiente di deformazione termica). La maggior parte dei sistemi utilizzati si compongono di tre strati: lo strato principale è un bugnato di spessore variabile tra i 3 e i 4,5 mm di materiale polimerico, solitamente LDPE o HDPE; gli altri due strati che rivestono il primo ambo i lati sono fogli di tessuto-non-tessuto in polipropilene termosaldati (alcune volte è solo presente il foglio inferiore).
Esistono anche altri sistemi, di spessore inferiore (per un massimo di 2 mm) configurati in lamine. Per natura dei materiali di cui si compone, l'elemento neutralizza le tensioni o i movimenti differenziali che si sviluppano tra supporto sottostante e pavimentazione posata superiormente, evitandone possibili fessurazioni e rotture.
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| Fonte: www.fassabortolo.it |
Quindi la loro applicazione principale è su coperture piane, terrazze, piscine, balconi e contestualmente in ambienti interni e/o esterni prima della posa di un rivestimento.
Il concetto di impermeabile
Oltre alla loro funzione primaria di separazione, per la natura propria dei materiali che lo compongono, il sistema di desolidarizzazione potrebbero fungere anche da impermeabilizzazione.
Se si cerca una definizione di impermeabile questa sarà una derivazione del concetto di permeabile, cioè "Detto di corpo che si lascia penetrare o attraversare da altro corpo liquido o aeriforme" (Treccani). Al di là delle definizioni accademiche, in edilizia è importante che un elemento, per essere utilizzato per una determinata funzione, deve conseguire adeguati risultati per lo scopo prefissato. Per questo i prodotti, prima di essere immessi sul mercato vengono testati e se ne analizzano i risultati: il risultato è una scheda tecnica esaustiva che permetta a tecnico progettista e posatore di capire come e per quale scopo adoperare il prodotto.
Nella norma UNI 8178/2 "Edilizia - Coperture - Parte 2: analisi degli elementi e strati funzionali delle coperture continue e indicazioni progettuali per la definizione di soluzioni tecnologiche" si fa riferimento agli elementi di tenuta "...aventi funzione di conferire al sistema di copertura [...] la tenuta all'acqua meteorica o di irrigazione...". L' elemento di tenuta costituisce, quindi, un vero e proprio sistema di impermeabilizzazione nella stratigrafia di una copertura. La stessa norma indica la collocazione di un elemento di tenuta nella stratigrafia, ma le UNI non sono vincolanti, il suo utilizzo è volontario e di supporto per un buon progetto redatto a regola d'arte.
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| Stratigrafia-tipo di copertura non coibentata |
Possono essere sistemi impermeabili?
La maggior parte delle schede tecniche dei sistemi bugnati non riportano indicazioni precise sull'obbligatorietà d'impiego di uno strato di tenuta in accoppiato e risultano sempre un po' vaghe sull'argomento. In questo modo evitano responsabilità derivanti da un impiego delle stesse non a norma, ribaltandole su progettista o posatore.
Le membrane bugnate risultano, comunque, più idonee a ricoprire la funzione secondaria di protezione idraulica del massetto in virtù di quanto riportato sulla permeabilità sulle schede tecniche. Al contrario, le membrane in lamina composita di poliolefine hanno le stesse proprietà e prestazioni di un sistema di impermeabilizzazione in TPO, EPDM o PVC. Non nasce per rimanere a vista, perciò si rende necessaria la posa di rivestimenti e pavimentazioni, che poi è la loro funzione primaria.
Conclusioni
I sistemi desolidarizzanti svolgono una funzione fondamentale per combattere alcuni dei più diffusi problemi delle superfici pavimentate esterne. Teoricamente avrebbero il potenziale per essere impiegati anche come strati di tenuta, ma se non sono certificati per questo è bene ribadire che la responsabilità passerà dal produttore a chi ha realizzato la progettazione o la posa. Pertanto un sistema impermeabile potrebbe anche avere le caratteristiche di desolidarizzante, mentre non è vero il contrario. Per tale ragione i sistemi di impermeabilizzazione devono essere progettati attentamente da tecnici formati per tale scopo e con esperienza, capaci di leggere attentamente le schede tecniche dei prodotti proposti al cliente.


